4. LIVELLI DIACRONICI DI SIGNIFICATO

 

Oltre che dal punto di vista sincronico linterazione tra M e il suo terapista può essere considerata da un punto di vista diacronico, che apre un ulteriore orizzonte di emergenza di significato. La sequenza delle interazioni e narrazioni, nel fluire di ogni qui e ora del succedersi delle sedute, va man mano costruendo una storia, che scorreràsul doppio binario del dominio interattivo e del dominio meta-interattivo.

La dinamica e la trama di questa storia saranno determinate:

  • nel dominio interattivo dalla rete corrispettiva dei vincoli che la storia pregressa ha fissato nei due soggetti T e P che interagiscono. Naturalmente si può sperare (in virtù dellanalisi personale, delle supervisioni e, in generale del lavoro su di sè)   che i vincoli di T non siano tali da confermare simmetricamente quelli di P e che, dunque, le sue risposte interattive e metainterattive possano disconfermare le risposte attese da P, determinando perturbazioni che potrebbero favorire una modificazione delle sue aspettative vincolate.
  • Nel dominio meta-interattivo dinamica e trama della storia saranno invece determinate dalla qualità e possibilità del lavoro analitico sia in termini di aderenza agli effettivi processi interattivi, sia nella capacitàdi sciogliere i nodi determinati dai vincoli di P, sia dalla capacità condivisa di produrre narrazioni nuove dellallora nell’ adesso.

A partire dal punto di vista diacronico si possono distinguere due differenti livelli di significato che potremo indicare come livello del sentimento di fondo della relazione e livello del personaggio e della trama, a cui mi riferisco volentieri come livello del quesito della sfinge.

 

4,1 Sentimento di fondo dellinterazione

 

Tutte le relazioni umane abbastanza intime, che si prolungano nel tempo, sono caratterizzate da un processo di valutazione continua dello stato dellandamento della relazione, che verte sulla percezione complessiva del valore o del peso, che attribuiamo, in un arco temporale, alla media positiva o negativa della sequenza degli eventi interattivi. Potremmo riferirci, a questimportante aspetto del significato, come al sentimento di fondodella relazione.

Anche nella relazione terapeutica i due soggetti interagenti valutano sia sul piano processuale interattivo, sia su quello narrato meta-interattivo, (in modo per lo più implicito o anche esplicito), landamento della relazione. Questo processo di valutazione ha un ruolo assai importante e siamo inclini a pensare che sia strettamente correlato con il buon andamento della terapia e con il suo esito positivo. Un sentimento di fondo positivo sembra corrispondere al sentirsi compreso, accettato e voluto bene di P da parte di T e anche di T da parte di P, dalla reciproca valutazione dellefficacia dello scambio interattivo e dal flusso di emozioni positive.

Come avviene nel sentimento di fondo propriamente detto, landamento di questo particolare aspetto del significato può attraversare fasi colorate in modo differente. Quando interviene una fasemeno positiva o negativa, sia nellumore di fondo di un individuo come nel sentimento di fondo di una relazione, il flusso delle emozioni positive e le motivazioni allinterazione sembrano calare e le persone sono portate a interrogarsi sul che cosa sta succedendo, sul motivo o la causa dellandamento meno favorevole. Talvolta può accadere che venga trovata una causa precisa, in una situazione, un fatto o un atteggiamento. Altre volte il raffreddamento del colore o del tono emotivo sembra dipendere da motivi piùmisteriosi e impercettibili. Mi sembra ragionevole pensare, che, in ultima analisi, landamento del sentimento di fondo dellinterazione sia funzione di una sorta di minimo comune denominatore nel peso, che si attribuisce, in un arco di tempo, ad alcuni degli snodi basici dellinterazione particolarmente rilevanti per quel soggetto.

Considerando il vissuto di P, da un punto di vista molto generale, si possono indicare tre differenti possibilitànel tono del sentimemto di fondo:

  1. P può dare una valutazione positiva dellandamento della relazione e del suo sentirsi in relazione. In questo caso non nasceranno particolari problemi ed eventuali eventi relazionali negativi (sia realicome potrebbe essere un ritardo di T o più idiosincratici del vissuto di P, a causa, per esempio, di un vincolo imprevisto che si attiva) si tradurranno facilmente, se risolti, in un rafforzamento del sentimento positivo di fondo.
  2. P può dare, invece, una valutazione francamente negativa, che porterebbe o a una interruzione precoce dellinterazione terapeutica o a un protrarsi nel tempo di una relazione conflittuale, che potrebbe anche rimandare ai significati emergenti al secondo livello diacronico, quello del personaggio e della trama, di cui al prossimo paragrafo. Una valutazione negativa del tutto implicita e sotterranea o magari anche camuffata da positiva di fatto si confonde, invece, con il livello di significato di quarto livello (soggettuale molecolare). Edifficile dare esempi di questa tipologia di casi. Si tratta, in genere di terapie, che non decollano e di cui si è parlato trattando dei significati del livello soggettuale molecolare, in cui proprio la natura, prevalentemente, non linguistica delle valutazioni e, dunque, lassenza o difficoltàdi lettura, delle scarse trasposizioni metaforiche, rende difficile dare esemplificazioni significative.
  3. Più complesso, ma più facilmente esemplificabile, è il caso in cui la valutazione da parte di P sia sia dichiaratamente altalenante. Per esempio, in una lunga fase della terapia, l'umore di Caterina aveva un andamento pendolare: se si sentiva in sintonia con T, stava bene ed era relativamente in pace con il mondo; se si sentiva in rottura con T, precipitava in un vissuto oscuro, rifiutante, aggressivo e di quasi abbrutimento. T e Caterina si riferivano, correntemente, a questa situazione altalenante, con la metafora della "stadera" e Caterina sinterrogava spesso (e interrogava T) a riguardo del che cosa facesse salire o scendere il piatto della stadera, verso l'alto o il basso. Un giorno T e Caterina lavoravano, in un buon contesto relazionale, sull'alternanza delle fasi e sul salire e scendere del piatto della stadera. T si prefiggeva di vedere se era possibile per lei accettare che, in qualche modo, la "svolta emotiva" verso lalto o il basso, fosse frutto di un qualche tipo di "scelta" da lei stessa, in qualche modo, determinata. Nel corso di questo scambio, T disse: Beh! Io ho semprepiùlo stesso atteggiamento". Il cambiamento fu repentino. T, sopravalutando l'ovvietà della situazione, che a lui sembrava macroscopicamente chiara e, soprattutto, sottovalutando le molte situazioni, in cui qualcosa di simile era già successo, commise l'errore di cercare di spiegare l'errore di contestualizzazione. Ciò portò a una radicalizzazione del conflitto e a una violentissima contrapposizione difensiva. Solo dopo molte sedute, fu possibile stabilire che "Io sono sempre uguale", nell'ottica di Caterina, aveva significato: 1) sei come mia madre; 2) io non ho alcun potere di influire su di te; 3) quindi il rapporto èfinto; 4) tu sei "indifferente" e, per quanto in buona fede, mi "inganni".

In questo caso, il cambiamento, che avveniva, modificava proprio la valutazione del pesoe dei valoridi tutti gli snodi interattivi e ciòannullava ogni possibilità di scambio positivo. Si può pensare che, per quanto non in forma così drammatica, ciò avvenga continuamente nellinterazione terapeutica, in virtù della scannerizzazione sotterranea del flusso interattivo, da parte del sistema di marcatura emozionale, che, in ogni momento, nel campo minato dei nessi marcati, può impattare una mina. Quando ciòaccade, emerge un significato di livello soggettuale molare, almeno teoricamente interpretabile, ma quando le mine non ci sono o non esplodono, lelettroencefalogramma dellinterazione resta piatto.

In generale si può, tuttavia, pensare che il sentimento di fondo dellinterazione, sia doppiamente determinato:

  • a monte, dalla strutturazione dei pesi e dei valori degli snodi elementari dellinterazione, codificata dal singolo soggetto nella sua storia e narrazione pregresse;
  •  a valle, dallandamento, nel corso della terapia, del vissuto relativo a quegli stessi nodi, che, tuttavia, è, in qualche modo, predeterminato dal collo dimbuto della codificazione pregressa;

La modificazione di questi valori predeterminati è più facile se sincontrano con una certa frequenza mine transferali disinnescabili. Naturalmente, se le mine scoppiano e basta, diventano facilmente ulteriori conferme della codificazione pregressa.

 

4.2   Livello del personaggio e della trama (o del quesito della sfinge).

 

Un soggetto, un verbo e la relazione con un altro soggetto disegnano una trama. Le trame e i canovacci, per loro natura, implicano ruoli e posizioni per i soggetti coinvolti, che, nelle loro narrazioni, trovano spesso una ricorsività nelle trame dei loro racconti e delle posizioni che si trovano ad occupare nelle situazioni che hanno vissuto o che vivono. Talvolta essi attribuiscono al destino, al karmao semplicemente alla sfiga" la responsabilità di queste, di solito spiacevoli, ripetizioni. Talvolta invece attribuiscono la ricorsività a una propria manchevolezza, a un difetto di giudizio o persino a una colpa, in genere sconosciuta. Altre volte invece la responsabità è attribuita ad un altro soggetto o al mondo esterno.

I soggetti che si autoraccontano in terapia spesso producono narrazioni in cui la ricorsivitàdelle trame, dei ruoli e delle posizioni èdel tutto esplicita e manifesta. Talvolta se ne attribuiscono la responsabilità (Sono fatto così! So che èsbagliato, maèpiùforte di me e in queste situazioni mi comporto sempre così!”) . In altri casi la consapevolezza riguarda soltanto lesito spiacevole o francamente negativo (Tanto a me succede sempre così!). Altre volte manca, invece, del tutto la consapevolezza di una trama o di una posizione ricorsiva e il soggetto può persino meravigliarsi quando viene confrontato con questo aspetto ricorsivo del suo comportamento.

A partire dalla nozione di vincolo si può formulare la congettura che i pesi e valori ricorsivi, che un soggetto attribuisce a unagglutinazione di snodi intersoggettivi, possano determinare dei vincoli basilari, che a loro volta indirizzano verso posizioni o profili, che, ad un livello piùalto, disegnano ruoli in trame piùspecifiche come il non amato, il rifiutatolabbandonato, la vittimao il rifiutante”…ecc. Tali profili e ruoli si radicano, per altro verso, in quelli snodi basilari dellinterazione, che abbiamo giàindicato come una sociologia essenziale, tutto sommato, biologicamente determinata, costituita dalle necessitàe dai vincoli, determinati dalle necessitàbasiche dello stare insiemedi piùindividui. Tale sociologia essenziale consta essa pure di trame, che disegnano le figure, i ruoli e le posizioni essenziali dellincontro\scontro dei membri di un gruppo di umani, modellando, in rapporto a tali figure e ruoli, i significati emozionali. Nel corso dellevoluzione culturale, tali trame si sono, man mano, saldate e coagulate in ruoli, azionie posizioniprescritte in rapporto alle leggidella convivenza gruppale, in relazione alle necessità dellorganizzazione e della sopravvivenza del gruppo. Qualcosa del genere, del resto, avviene in molti gruppi biologici, soprattutto tra i mammiferi e, in particolare, tra i primati, in cui, per esempio, la gerarchia di gruppo stabilisce azioni prescritte, prestazioni dovute e azioni, invece, proibite e sanzionate. Trame del genere regolano, ad esempio, anche nella nostra società, il sistema organizzato delle relazioni e delle emozioni, che governa laccesso del soggetto al vissuto condiviso. Da questo punto di vista, lambiente umano è un territorio virtuale disegnato da trame, che definiscono scene e canovacci, e, dunque, azioni, posizioni e ruoli, che fissano percorsi, in cui la circolazione èregolata da sistemi viari emozionalmente marcati (giusto-sbagliato, adeguato-inadeguato, accettabile-inaccettabile, buono-cattivo), da schemi fissi di relazione simmetrici (adulto-adulto, bambino-bambino, maschio-maschio, forte-forte) o complementari (adulto-bambino, femmina-maschio, governante-governato, potente-debole) e da valori, che determinano il pesodi un vissuto o di unazione. Tali trame hanno acquisito, sin dai tempi più antichi, anche un valore narrativo, che si esprime nella narrativa universalee, dunque, nei miti religiosi di ogni popolo, nelle storie epiche e nelle saghe e, man mano, nelle storie e nei racconti delle letterature e, oggi, del cinema, delle canzoni e della narrativa televisiva popolare.

In questuniverso di trame e di ruoli, spesso, i soggetti, a prescindere dalla consapevolezza delle trame più superficiali e manifeste, giocano in modo tacito o del tutto inconsapevole un ruolo ripetitivo, più profondo e sotterraneo come il non amato, lultimo, lo sfruttato, labbandonato, il tradito, lincompreso, il bello, il vincnte, il perdenteo, a volte, anche più specifico, a partire da trame narrative molto diffuse come il cacciatore, la preda, la vittima, ecc.

Molte di queste trame sono tali da costringere un soggetto interagente in un ruolo o in una posizione in cui non può non rispondere. Per esempio, una trama come Io ti amo o io ti accolgo o io ti dominonon può non avere risposta: il tu in questione può accettare o rifiutare la posizione di amato, accolto, o dominato, ma non può non rispondere. Non so se si possa attribuire a questa scelta di ruoli in una trama un valore universale, ma spesso, in terapia, il paziente, non si limita a narrare il suo personaggio e il suo ruolo nella trama, ma nellinterazione ripete la sua trama, costringendo il T a situarsi nello stretto passo come accadde a Edipo con Laio e successivamente a Tebe, quando si trovò appunto a rispondere al quesito della sfinge. In questi casi T si ritrova suo malgrado nel ruolo complementare, rispetto a quello incarnato dal paziente. Talvolta la trama è semplicemente detta, altre volte invece è agitain maniera ricorsiva in una sequenza di eventi interattivi prossimi a ciò che gli americani chiamano enactment.

Lo stretto passopiù arduo, in cui mi mi sia trovato a essere posizionato, avvenne molti anni fa con Anna. Già nella seconda seduta, in maniera molto netta, annunciò che lei non avrebbe seguito in alcuna maniera la regola di comunicare qualunque cosa le fosse venuta in mente. Avrebbe scelto lei e solo lei che cosa dire o non dire. Anna si definiva il terzo tentativo di suo padre di avere un figlio maschio, era cresciuta in una famiglia dominata dalle donne (madre, nonna, sorella maggiore), aveva avuto il nome di una sorella morta da neonata, e raccontava di una madre fredda, controllante e intrusiva. Anna non parlava della sua vita quotidiana, della vita familiare, del lavoro, a meno che non si trattasse di accadimenti "importanti" per i significati che lei attribuiva loro.  Questa modalità comunicativa aveva una importante eccezione: i sogni. Era un'ottima sognatrice e portava sistematicamente sogni molto densi e quando lavorava sui sogni era loquace, precisa e forniva materiale associativon ricco e continuo. In questo contesto poteva tuffarsi tranquillamente nel passato anche infantile, divagare sui rapporti attuali o del recente passato e persino parlare del quotidiano.

La fase iniziale, durata circa un anno, permise comunque una comprensione piùprofonda del suo mondo interiore e relazionale, ma T, che era stato posto in una posizione di "osservatore non partecipante necessariosi trovò presto in un angusto stretto passo. La quantità di comunicazione andò diminuendo: pause e riflessioni silenziose aumentarono sino a coprire talvolta l'intera seduta. Le sedute silenziose o prevalentemente silenziose si alternavano ad altre molto fruttuose. Ciò accadeva sempre in relazione a sogni. In questi casi si può dire che M. azzannava il sogno lavorandoci anche per due o tre sedute consecutivamente. La situazione terapeutica si fece man mano più ardua perché il silenzio divenne prevalente sino a diventare totale. M. veniva regolarmente in seduta e, semplicemente, taceva, salutando poi alla fine. Il silenzio non era ostile o d'attesa, manifestava piuttosto un intenso lavorio interno molto conflittuale da cui il terapista era escluso. Talvolta egli raccogliendo qualche segnale di maggiore disponibilità, (o, più probabilmente, reagendo al proprio imbarazzo) provava a stimolarla in modo leggero. A non raccoglieva o rispondeva per cortesia o, semplicemente, spiegava che in silenzio stava a suo agio e che questo era ciò che le era utile.

Tacque per oltre tre mesi. Quando ruppe il silenzio, spontaneamente ammise che le ragioni addotte per giustificare la sua "regola" non la convincevano più e che forse le vere ragioni erano altre, anche se con questo non intendeva dire che avrebbe modificato la sua regola. Si aprì cosi una fase intensa di lavoro in cui T non era più solo un "osservatore necessario non partecipante" , poteva anche dire di A e ad A qualcosa che A non poteva dirsi o dire. Era anche uno che teneva il filo". Dopo qualche filoperso si aprì una nuova fase di silenzio di 4 mesi.

Tutta la fase centrale della terapia si svolse nello stretto passo caratterizzato da cinque periodi di silenzio totale. Lultimo durò cinque mesi. Le fasi di silenzio finivano sempre con un sogno o una serie di sogni particolarmente significativi. Ogni fase parlataconsentiva a A di analizzare un pezzo oscuro del suo mondo interiore, cominciando dal suo rapporto con la madre, e successivamente con il padre, ma le consentiva anche di ridefinire il rapporto con T sino a una fase in cui A tendeva a parlare solo su lieve sollecitazione di T. Questa tendenza sembrava connessa alla sua regolache ormai aveva perso vigore e su cui lei stessa ormai ironizzava. La cosa in sè stessa non ebbe rilevanza, ma aprì il discorso sul "terapista", che adesso c'era ed era riconosciuto. I sogni tornarono a incentrarsi sulla coppia terapeutica e, in occasione di un viaggio a Parigi, il terapista ebbe la sorpresa di vedersi recapitare una cartolina firmata "Anna". Era una sorta di atto di accettazione della sua esistenza nel mondo interiore di A. Il clima relazionale era ora in genere disteso e si aveva la chiara percezione di un livello di alleanza stabile e anche di fiducia. Anna. scherzava ora anche sui suoi silenzi e affermava che erano serviti molto fece anche qualche accenno sul fatto che non doveva essere stato facile neppure per T digerire tutto quel silenzio.

Ho dato qualche accenno di questo caso clinico per esemplificare il livello di significato cui mi riferisco con il quesito della sfinge e che nel caso di A aveva a che fare con la fiducia, con l’identità, con la necessità di essere accettata in quanto A, con gli steccati da contrapporre all’intrusività esterna ecc. Eun diverso genere di significato, rispetto alla stratigrafia, che abbiamo descritto e su cui, forse è necessario riflettere e pensare. Tale significato complessivo e narrativo sembra connettere, in un unico nodo narrante e narrato, la grammatica somatica del significato emozionale, la sociologia essenziale dello stare insieme, il peso degli snodi elementari dellinterazione, la stratigrafia degli interpretanti connotativi, il sentimento di fondo del “me”e delle interazioni e lIo come racconto. In una parola sembra connettere e coniugare la grammatica biologica delle emozioni e la biologia essenziale dello stare insieme, nellordito e nella trama della storia dellindividuo, del gruppo e della specie.

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